gianni cambiaso


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Abrahamson, Freedman, Forza del disordine

Argomenti > Letture su caos e complessità

Abrahamson E., Freedman D.H., La forza del disordine, Rizzoli, 2007

Vi siete mai sentiti in colpa per la confusione che regna nei vostri armadi? Siete mai stati colti dal rimorso nel contemplare le pile di fogli affastellate nel caos della vostra scrivania? Avete mai avuto la tentazione di riordinare la vostra biancheria, i vostri documenti, i giocattoli dei bambini classificandoli per colore? Be', non fatelo. Questo libro, infatti, dimostra scientificamente che considerare il disordine come sinonimo di scarsa produttività, poca serietà, inaffidabile approssimazione, sottovalutando il ruolo della pura e semplice casualità nelle nostre vite, è un errore. Attraverso una gran varietà di esempi, tratti dal mondo della politica, dell'economia e della scienza, scopriremo che un po' di sano disordine aiuta a pensare fuori dagli schemi e può rivelarsi molto utile. Il nostro cervello è programmato per interagire con un ambiente complesso, e una sovrabbondanza di stimoli può incentivare la fantasia e sollecitare la creatività. E certe volte influenzare anche importanti scoperte scientifiche: si racconta che Alexander Fleming dimenticò una finestra aperta nel suo non immacolato laboratorio e andò in vacanza. Al ritorno scoprì che una muffa aveva invaso una coltura batterica. Così nacque la penicillina. Più che un elogio della trasandatezza, quella di Abrahamson e Freedman è una vera e propria scienza del disordine destinata a cambiare per sempre la nostra percezione dell'ambiente che ci circonda e a liberare il caos che è in tutti noi. Rendendoci più produttivi, meno stressati e più felici.

L'ordine è da sempre considerato la soluzione migliore e la più redditizia, sia in casa che neli luoghi di lavoro. Tanto che le aziende spendono cifre elevate per ottenere i consigli degli esperti in organizzazione e pianificazione. E, secondo un sondaggio realizzato per il libro La forza del disordine di Eric Abrahamson e David H. Freddman (Rizzoli, 2007), due terzi degli intervistati provano vergogna e senso di colpa per il loro disordine. ALtri due terzi, poi, sono sicuri che avrebbero pipù successo se riuscissero a organizzarsi meglio. Convinzioni smentite dagli ultimi studi sull'argomento. Il disordine, anziché essere dannoso, in molti casi è addirittura utile. Un potenziale che si misura sia in termini di maggiore libertà e creatività del singolo, sia in una maggiore capacità di reagire agli imprevisti. L'ordine ha un prezzo, non solo in denaro ma, soprattutto, in tempo: si perdono ore a sistemare carte o documenti. Ore che si potrebbero sfruttare in altro modo, sul lavoro e nella vita privata.
Il disordine funziona, l'ordine no. È la retromarcia degli esperti: l'organizzazione perfetta costa troppa fatica e i benefici non compensano gli sforzi. Energie spese per risistemare il cassetto che straripa, i documenti che si impilano sulla scrivania, gli appunti diventati inutili, i fogli di giornale ingialliti. Minuti preziosi, concentrazione e una volontà di ferro per tener fede all'ideale dell'ordine, mai messo in dubbio, mentre la realtà potrebbe funzionare al contrario: un'organizzazione minuziosa porterebbe soltanto a maggiori problemi. Tanto che il settimanale Newsweek ha lanciato l'allarme sui «pericoli dell'ordine»: troppa rigidità, scarsa flessibilità di fronte ai cambiamenti, nello spazio limitato del posto di lavoro e nel campo aperto della politica internazionale.
Non è questione di moda, ma di scienza: il cervello ha bisogno di confusione per dare il meglio. Lawrence Ward, cognitivista dell'università della British Columbia, nel suo laboratorio ha verificato come le persone riescano a riconoscere meglio e associare immagini e suoni quando sono distratte da un rumore di fondo. Il caos funziona anche su scala planetaria: un paese come Israele - spiega la rivista americana - riesce a sopravvivere anche grazie allo scetticismo dei governanti nei confronti di ogni pianificazione strategica in politica estera. Uno stile incoerente, che conta più sulla reazione e sullìimprovvisazione che su uno schema a lungo termine, e che garantisce almeno un vantaggio: quello di capire al volo quando le cose girano al peggio e, quindi, agire di conseguenza. Non solo l'ordine può essere deleterio (come accade nelle dittature, dall'ex Unione Sovietica alla Cina pre-boom economico), ma un po' di caos è il corollario di un'azione efficace: anche la fisica insegna che ogni azione aumenta l'entropia dell'universo, cioè il disordine. Solo chi sta fermo lascia intatto il mondo circostante.
Gli effetti miracolosi della confusione sono ancora più evidenti sul lavoro: lo spiega ache un libro, La forza del disordine, firmato da un insegnante di management alla Columbia e da un giornalista americano e appena pubblicato in Italia da Rizzoli. Le scrivanie sommerse di scartoffie e soprammobili non sono sempre da pulire: il tempo impiegato per recuperare un documento archiviato è in media il 36% maggiore di quello per ritrovare un foglio in una pila indistinta. Senza contare la possibilità di notare un numero di telefono perso, un'idea annotata e poi dimenticata, un documento importante che, altrimenti, sarebbe finito nella spazzatura. Robert Fogel si è guadagnato un Nobel per l'economia e non si è scomposto per il caos sul suo tavolo: ne ha semplicemente comprato uno nuovo, che è già strapieno.
La casualità è anche il segreto del successo di un negoziante come Harvey Katz. Cinquant'anni fa, tornato dalla guerra di Corea, ha aperto un ferramenta nei sobborghi di Boston.Negli scaffali lunghi e stretti si trova ogni genere di articolo: in un metro quadro sono stipate merci per un valore di oltre mille dollari, più del triplo rispetto agli altri ferramenta. Oggi Harvey's Hardware attira clienti da centinaia di chilometri e fattura 2,5 milioni di dollari l'anno, il triplo di un ferramenta comune. Tutto è successo per caso: il disordine non è il vezzo dello snob. Altrimenti non funziona.
Recensione di Eleonora Barbieri da il Giornale (13 marzo 07)

DAL LIBRO...:
I sistemi disordinati si adattano e mutano più rapidamente, in modo più vistoso, in una maggiore varietà di modi e con minore sforzo. I sistemi ordinati invece tendono ad essere più rigidi e più lenti nel reagire a richieste impreviste, eventi inattesi e nuove informazioni.
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La risonanza stocastica si applica a una situazione apparentemente paradossale in cui aggiungere un certo tipo di casualità a un sistema serve a renderlo più efficace... Sebbene il fenomeno sia stato ipotizzato già nei primi anni '80, soltanto l'inizio degli anni '90 gli scienziati hanno cominciato a riconoscere con quale frequenza si presenti dappertutto in natura, dai mutamenti climatici e all'evoluzione.... In altre parole, mentre nel '900 qualunque persona, che fosse un manager o una casalinga, tentava con crescente determinazione di mettere ordine in ogni aspetto della sua esistenza e del suo ambiente, nella comunità scientifica si accumulavano prove su prove che non solo il disordine è la parte integrante della struttura della natura, ma anche aggiungerne un poco talvolta poteva migliorare le cose.
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Un rigoroso programma è un'idea fantastica, ammesso che sappiate che prevedere con esattezza ogni piega che prenderanno gli eventi nel corso del programma, e immaginare in modo corretto che quello che voi e coloro che vi influenzano penserete di tutto ciò che avviene di momento in momento. Altrimenti, inserire un po' di flessibilità può essere una buona soluzione. I programmi rigidi sono fragili: se una sola voce viene eliminata, tutto il resto del programma rischia di saltare.

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Ultimo aggiornamento: 04 gen 2013 | mailcamb@gmail.com

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