gianni cambiaso


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Attaccamento e psicoterapia

Argomenti > Attaccamento

Lezione tenuta presso la scuola di Specializzazione in Terapia familiare "Mara Selvini Palazzoli", Milano / Brescia
Materiale tratto da: J. Holmes, Psicoterapia per una base sicura, Cortina, 2001

La psicoterapia è essenzialmente un processo narrativo in cui il terapeuta e il paziente sviluppano un dialogo su due livelli:
a) la vita del paziente
b) la natura della relazione terapeuta/paziente

Nel corso della terapia il paziente impara a diventare autoriflessivo, permettendo la metacognizione e quindi il cambiamento.
Il lavoro della psicoterapia è quello di trovare “storie” che corrispondano all’esperienza.
Questo può voler dire spezzare delle storie stereotipate nell’attaccamento
evitante, o cercare di arrivare a una narrativa che possa meglio contenere le confusioni delle sensazioni quotidiane nell’attaccamento ambivalente.

ATTACCAMENTO EVITANTE/DISTANZIANTE
Il terapeuta deve rispettare la sua cautela e concedere al cliente il tempo di cui ha bisogno per sentirsi sicuro nelle sedute, lasciandolo “entrare” in esse con i suoi limiti.Il paziente evitante deve essere aiutato ad avvicinarsi di più emotivamente e a essere più aperto ai propri sentimenti. L’evitante sacrifica l’intimità per una forma esagerata di autonomia.
Questi clienti con dovranno essere aiutati a entrare in contatto con le proprie emozioni e a elaborare le proprie narrazioni, cercando nella memoria i dettagli e le descrizioni più vivide della loro vita. La responsività empatica da parte del terapeuta è una tecnica chiave, in quanto concerne la sensibilità alle aspettative di ricevere rifiuto o aggressività. In questo caso è particolarmente importante lavorare sulle risposte emotive alle interruzioni.
La relazione è caratterizzata dall’attesa di un inevitabile rifiuto e da svalutazione dell’importanza dell’intimità.
Le strategie relazionali sono caratterizzate da allontanamento e distacco.
L’altro è difensivamente svalutato, mentre il Sé è variabile:
Evitante timoroso: all’aspettativa di un rifiuto da parte degli altri, da cui cerca comunque rassicurazioni, associa scarsa fiducia in se stesso.
Evitante disconfermante: associazione tra atteggiamento di intransigente autonomia dagli altri e visione negativa/disillusa del mondo; la fiducia in sé dell’evitante si base su una sovrastima delle proprie capacità.
E’ evidente la difficoltà a chiedere aiuto esplicitamente, e il prendersi cura viene spesso interpretato in termini di efficienza e di dovere.

ATTACCAMENTO AMBIVALENTE/PREOCCUPATO
Questo paziente può mascherare l’ansia accettando troppo prontamente la validità della terapia e può aver bisogno di essere aiutato a trovare il proprio investimento personale riflettendo sulla reale opportunità di iniziarla. Va agevolata la presa di distanza da se stessi vedendo in prospettiva i propri sentimenti. L’ambivalente rinuncia all’autonomia per amore di una forma dipendente di intimità.
Questi clienti avranno bisogno di essere aiutati a distanziarsi, in misura maggiore o minore, dalle proprie emozioni. In questo caso è richiesto un approccio cognitivo che incoraggi “a pensare al sentimento” e a imparare che le emozioni possono essere modificate dai pensieri. Infatti qui il terapeuta rischia di essere considerato inattendibile, così come il cliente ormai si aspetta che lo siano i propri caregiver. Il terapeuta struttura la relazione e si attiene fermamente ai limiti.
L’esito della relazione è vissuto come incerto: l’altro è inaffidabile e imprevedibile; il sé è vissuto come fragile, bisognoso, poco interessante.
La propria accettazione è vissuta come subordinata alla capacità di risultare amabile e le strategie relazionali sono caratterizzate da controllo, vicinanza, manipolazione.
Tendenza a sperimentare rapporti intimi con gli altri, cercando rassicurazioni.
La capacità di fornire cure è limitata e organizzata in modo strumentale alla propria insicurezza.

ATTACCAMENTO DISORGANIZZATO/IRRISOLTO
Il paziente disorganizzato è privo di una strategia di attaccamento e può oscillare, saltare le sedute iniziali, interrompere, ecc. Il terapeuta deve tollerarlo e, se necessario, avvicinare il paziente scrivendogli, telefonandogli, ecc. Una volta formata, l’alleanza sarà di tanto in tanto soggetta a tensioni e rottura, la cui riparazione rappresenta un atto cruciale del compito terapeutico. Va aiutato a trovare coerenza.
La relazione è vissuta come minacciosa, pericolosa; il Sé oscilla tra forza e fragilità e l’altro viene percepito alternativamente come una figura ostile che incute paura o viceversa come impaurito; le strategie relazionali danno luogo a comportamenti disorganizzati, e sono caratterizzate da blocco e immobilità, attacco, fuga, stereotipie.

NOTE DI TECNICA
Nella prima seduta l’accento è posto sulla definizione del problema che si presenta e di ciò che il cliente vorrebbe che cambiasse in termini di risultati della terapia:
Cosa l’ha portata a chiedere aiuto?
Cosa vorrebbe fosse diverso nella sua vita?
Ammesso che la terapia riesca che cambiamenti vorrebbe ottenere?

Il terapeuta osserva come il cliente si comporta nell’incontro e in genere rispetto al lavoro clinico:
> Ci cono state telefonate?
> È stato puntuale?
> È venuto accompagnato?
> Come è entrato nello studio?
> Racconta la sua storia in modo appassionato e aperto o resistente e chiuso?

Uso del
controtranfert per classificare la vicinanza/distanza del cliente:
> Ci sentiamo protettivi?
> Tenuti a distanza?
> Quanto ci è simpatico?

La storia del paziente viene raccolta secondo lo stile A.A.I.:
> cinque aggettivi per descrivere le FdA, e altrettanti aneddoti;
> domande sulle perdite importanti e /o separazioni durante l’infanzia;
> se pensa che le esperienze infantili abbiano avuto influenze sulla sua vita adulta;
> per quale motivo ritiene che i genitori si siano comportati con lui in quel modo.

[ Per approfondire la bibliorafia sull'attaccamento]

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Ultimo aggiornamento: 04 gen 2013 | mailcamb@gmail.com

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