gianni cambiaso


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Modello clinico

STRUTTURA DEL MODELLO DI LAVORO

L’assunto di base consiste nell’idea che per definire una strategia clinica sia importante formulare ipotesi relative al sistema, alla diade, all’individuo e che queste ipotesi si incontrino, a loro volta, con le possibili risonanze dell’operatore (a sua volta appartenente alla storia di un sistema con il conseguente costituirsi di specifici stili di attaccamento e relativi modelli operativi interni, nonché della struttura di personalità che lo caratterizza).

SISTEMA
: Osservare il sistema offre informazioni differenti rispetto all’osservazione delle singole parti. La diagnosi sistemica (ipotizzazione) viene utilizzata soprattutto nella fase iniziale del trattamento; permette di evidenziare i “giochi” familiari e le connessioni tra fasi del ciclo di vita e sintomo (cfr. M. Selvini Palazzoli).
DIADI: Ciascuno elabora un modello di funzionamento del mondo che fornisce indicazioni per muoversi nel proprio ambiente e di fare su di esso previsioni sufficiente affidabili. La relazione che il bambino struttura con le figure di accudimento viene generalizzato e determina la costruzione dei modelli rappresentativi interni (cfr. J. Bowlby).
INDIVIDUO: “DNA interpersonale” (cfr. L. Benjamin):
1. Esperienze con le FdA,
2. Rappresentazioni internalizzate delle FdA,
3. Comportamento attuale per
identificazione (comportarsi come le FdA), ricapitolazione (comportarsi come ci siamo comportati con le FdA), introiezione (trattare se stessi come si è stati trattati dalle FdA).
Per ciascuna di queste aree è possibile individuare sia degli specifici modelli teorici di riferimento, sia degli strumenti operativi che ci aiutino a formulare ipotesi cliniche significative.




Quel che ci tranquillizza è la successione semplice, il ridurre a una dimensione, come direbbe un matematico, l’opprimente varietà della vita; infilare un filo, quel famoso filo del racconto di cui è fatto anche il filo della vita… Nella relazione fondamentale con se stessi, quasi tutti gli uomini sono dei narratori… e grazie all’impressione che la vita abbia un “corso” si sentono in qualche modo protetti in mezzo al caos. (R. Musil,
L'uomo senza qualità)

Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce e vive un “racconto”, e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità… Per essere noi stessi dobbiamo avere noi stessi possedere, se necessario ri-possedere, la storia del nostro vissuto… L’uomo ha bisogno di questo racconto… per conservare la sua dignità, il suo sé. (Oliver Sacks, L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello).

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Ultimo aggiornamento: 04 gen 2013 | mailcamb@gmail.com

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